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L’amaro del Folpo è …

Ci sono delle storie che fanno da ponte: tra ricchi e poveri, tra terra e mare, tra passato e presente; come la storia di Noventa e della sua gente che risale a molto tempo fa, quello dei Dogi di Venezia, dei dazi, dei baratti al mercato e delle antiche fiere.

Ormai di acqua ne è passata sotto i ponti e di quel tempo ci sono rimasti soltanto i ricordi e le tradizioni  di festa di paese: quelle di bevute goliardiche di novello e torbiolino, di gustose scorpacciate di folpi, di sapori di una volta che profumano di nostalgia, che sanno della nostra Antica Fiera.

Alla Fiera del Folpo si mangia tanto, si beve bene, ma sopratutto è il momento in cui la gente di Noventà  ricorda la storia della sua terra; e così si torna a camminare nelle orme dei nostri vecchi per ricordare le nostre origini. 

In quei pochi giorni il tempo si confonde: non c’è più né passato né presente, ci siamo noi con le nostre tradizioni, con i valori che ci hanno tramandato i nonni, ci siamo noi e i nostri amici di paese a far rivivere quella Fiera che ormai ci scorre nelle vene.

Poi, quando la Fiera finisce, i ricordi sfumano assieme ai profumi d’autunno, le nebbie calano sui sapori e sulla nostra antica storia; ci rimane soltanto la nostalgia a farci compagnia, assieme ai sogni e ai progetti per l’anno che verrà.

Ma quando un amico ti versa “un gòto de liquore de Noenta”, fatto con le erbe buone della nonna, custodito in quel piccolo fiasco come si faceva una volta,  non è soltanto un bicchiere che ti scalda il corpo che lui ti offre ma è un distillato della memoria della sua gente che lui condivide con te.

Ecco perché l’amaro del folpo è così speciale: non lo bevi per dimenticare, lo bevi per ricordare.

Sandra Saporito

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